L’andamento dell’economia è rimasto debole anche nei primi mesi del nuovo anno. Oltre alle sfide dell’industria delle esportazioni, che registra volumi di vendita nettamente inferiori rispetto al 2024 e all’inizio del 2025, l’economia svizzera risente sempre più anche della debolezza della domanda interna. Nei primi due mesi, i fatturati del commercio al dettaglio sono rimasti stagnanti, a dimostrazione della cautela nei consumi. Resta la labile speranza che la Svizzera sia una delle poche economie in cui, negli ultimi tempi, il clima di fiducia delle imprese industriali e dei servizi sia migliorato. Inoltre, grazie a una minore dipendenza energetica, la Svizzera è meno esposta all’aumento dei prezzi dell’energia rispetto, ad esempio, ai suoi vicini europei. Anche il tasso d’inflazione è aumentato nel mese di marzo, ma solo dallo 0,1% allo 0,3%.
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Economia: Congiuntura mondiale in fase di stallo
Non abbiamo ancora abbastanza elementi per valutare in modo attendibile l’impatto economico della guerra in Iran, ma una cosa è certa: nei Paesi industrializzati la fiducia dei consumatori ne ha risentito in modo significativo, l’aumento dei prezzi dell’energia ha alimentato una nuova spinta inflazionistica e le interruzioni nelle forniture attraverso il Golfo Persico gravano sempre più anche sui principali Paesi emergenti dell’Asia, incidendo così su importanti motori della crescita globale. Resta da vedere se l’allentamento delle tensioni, e quindi del conflitto nello stretto di Hormuz, sarà duraturo e se riuscirà a contenere i danni economici, limitandoli a una battuta d’arresto temporanea.
Crescita, congiuntura e tendenza
In percentuale
Verso la fine dello scorso anno l’economia statunitense ha registrato un sensibile rallentamento della crescita, che si è protratto anche all’inizio del nuovo anno. Secondo la stima in tempo reale della banca centrale statunitense ad Atlanta, nel primo trimestre del 2026 la principale economia del mondo è cresciuta appena dello 0,3%, rimanendo quindi ben al di sotto della media a lungo termine. La debolezza del mercato del lavoro persiste per il momento, anche se è stato possibile evitare una nuova riduzione dei posti di lavoro come avvenuto fino a fine 2025. La guerra in Iran, che ha indebolito ulteriormente la fiducia dei consumatori, già su livelli bassi, rendendo più prudenti anche le aziende di servizi, ha creato ulteriori venti contrari. A causa dell’aumento dei prezzi dell’energia, inoltre, il tasso d’inflazione tende di nuovo a salire.
Crescita, congiuntura e tendenza
In percentuale
I segnali provenienti dalla zona euro a inizio anno sono apparsi incoraggianti. Gli indicatori congiunturali delle aziende sono aumentati e il massiccio pacchetto fiscale del governo tedesco ha promesso di produrre i primi effetti sulla più grande economia dell’area monetaria. Tuttavia, la guerra in Iran ha iniziato a frenare questa ripresa. La fiducia delle aziende ha cominciato ad affievolirsi e anche i consumatori sono diventati più prudenti. A peggiorare la situazione si aggiunge il fatto che, a marzo, il tasso d’inflazione nella zona euro è salito dall’1,9% al 2,5% a causa dell’aumento dei prezzi dell’energia. Per la Banca centrale europea (BCE) si tratta di una situazione molto delicata, poiché non può incidere sui prezzi dell’energia a livello globale. Un aumento dei tassi rischierebbe di compromettere soprattutto la fragile ripresa congiunturale, senza tuttavia agire sulla causa dell’inflazione.
Crescita, congiuntura e tendenza
In percentuale
I Paesi asiatici sono tra i più colpiti dal conflitto con l’Iran: fortemente dipendenti dalle materie prime del Golfo, devono fare i conti non solo con prezzi più elevati, ma anche con crescenti rischi per l’approvvigionamento. L’apertura dello stretto di Hormuz potrebbe aver temporaneamente evitato le difficoltà più gravi, ma si attendono comunque segnali di rallentamento dello sviluppo economico. Ciò è tanto più preoccupante se si considera che economie come quelle indiana e indonesiana hanno registrato negli ultimi anni una crescita significativa, sostenendo in modo determinante la congiuntura globale. Nel frattempo, il conflitto si ripercuote negativamente anche sulla Cina, già alle prese con un rallentamento economico e in attesa di una ripresa che rischia ora di subire ulteriori ritardi.
Crescita, congiuntura e tendenza
In percentuale
Dati congiunturali globali
| Indicatori | Svizzera | USA | Zona euro | GB | Giappone | India | Brasile | Cina |
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| Indicatori PIL A/A 2025T4 |
Svizzera 0,7% |
USA 2,0% |
Zona euro 1,2% |
GB 1,0% |
Giappone 0,1% |
India 7,8% |
Brasile 1,8% |
Cina 4,5% |
| Indicatori PIL A/A 2025T3 |
Svizzera 0,6% |
USA 2,3% |
Zona euro 1,4% |
GB 1,3% |
Giappone 0,6% |
India 8,2% |
Brasile 1,8% |
Cina 4,8% |
| Indicatori Clima congiunturale |
Svizzera – |
USA – |
Zona euro – |
GB = |
Giappone + |
India = |
Brasile – |
Cina + |
| Indicatori Crescita tendenziale |
Svizzera 1,2% |
USA 1,7% |
Zona euro 0,8% |
GB 1,8% |
Giappone 1,1% |
India 5,3% |
Brasile 2,0% |
Cina 3,6% |
| Indicatori Inflazione |
Svizzera 0,3% |
USA 3,3% |
Zona euro 2,5% |
GB 3,0% |
Giappone 1,3% |
India 3,21% |
Brasile 4,14% |
Cina 1,0% |
| Indicatori Tassi d’interesse guida |
Svizzera 0,0% |
USA 3,75% |
Zona euro 2,15% |
GB 3,75% |
Giappone 0,75% |
India 5,25% |
Brasile 14,75% |
Cina 3,0% |
Fonte: Bloomberg