Ed è proprio in questa direzione che abbiamo orientato la nostra tattica e la nostra strategia già lo scorso anno. Non sorprende pertanto che, come nell’anno appena concluso, anche all’inizio di questo 2026 i nostri mandati nelle categorie «Svizzera» e «Globale» abbiano conseguito risultati eccellenti rispetto alla concorrenza. I mandati con il focus «Responsabile» hanno registrato performance solo lievemente inferiori, in quanto non includono l’oro, la cui estrazione difficilmente può avvenire nel pieno rispetto dell’ambiente.
Al tempo stesso, a metà di questo mese abbiamo ampliato la nostra offerta con due nuove categorie. Chi investe puntando ad avere un impatto (impact investing) e vuole farlo in linea con l’obiettivo climatico globale delle emissioni nette pari a zero può ora optare per un mandato con focus «Sostenibile». Inoltre, la clientela con una maggiore propensione al rischio ha la possibilità di investire in megatrend e criptovalute attraverso il focus «Futuro».
Anche in questi tipi di mandati manteniamo un orientamento tattico coerente con l’attuale contesto, che rimane complesso. L’evoluzione congiunturale negli Stati Uniti, ad esempio, appare tutt’altro che definita: da un lato, l’aumento dei redditi delle economie domestiche rallenta e il mercato del lavoro sembra aver subito una battuta d’arresto; dall’altro, il clima di fiducia tra le imprese è recentemente migliorato, lasciando presagire sviluppi più favorevoli nei prossimi trimestri.
Sui mercati azionari, tuttavia, si sta diffondendo un certo nervosismo. Ciò è legato soprattutto all’interrogativo su chi vincerà la corsa legata all’intelligenza artificiale (IA) e chi invece finirà per rientrare tra i perdenti. Numerosi modelli di business, nei più diversi settori, risultano infatti esposti a rischi. Ne consegue una flessione delle quotazioni, misurate in franchi, che conferma la nostra prudenza nei confronti del mercato statunitense. Negli ultimi mesi, le aziende solide (i cosiddetti titoli value) hanno temporaneamente ceduto il primato sulle borse ai titoli growth.
A tutti questi sviluppi si aggiunge la nomina del candidato Kevin Warsh alla presidenza della banca centrale statunitense. Warsh è considerato un economista competente e ben preparato che, in linea con Donald Trump, auspica tassi d’interesse più contenuti. Per i mercati, tale orientamento sarebbe sostanzialmente una buona notizia, a condizione che la riduzione dei tassi non si accompagni a un aumento delle aspettative inflazionistiche.
Un contesto caratterizzato da tassi più bassi e inflazione più elevata suggerirebbe infatti una prosecuzione della debolezza del dollaro, ridimensionando così, per le nostre investitrici e i nostri investitori, la performance della borsa statunitense. Continuiamo pertanto a individuare opportunità di rendimento in altre aree geografiche. Solitamente, un dollaro debole tende a far aumentare il prezzo dell’oro e a favorire gli investimenti nei Paesi emergenti. Rimaniamo quindi attivi nella gestione dei mandati, evitando al contempo un’esposizione eccessiva al rischio.